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Associazione Ceva nella Storia - Alluvione del 1796 (aprile)

Alluvione del 1796 (aprile)     Torna all'indice


Gli ultimi anni del XVIII secolo furono per le nostre zone tra i più nefasti della loro storia. L’ennesima guerra con la Francia, come conseguenza degli eventi seguiti alla Rivoluzione del 1789, era incominciata nel 1792 ed oltre ad acuire il già elevato livello di povertà delle popolazioni, fatte oggetto di saccheggi e vessazioni di ogni tipo, aveva provocato continui passaggi e stanziamenti di truppe. Queste recarono con sé malattie ed epidemie di accentuata gravità che non tardarono ad espandersi tra la gente del posto facendo lievitare moltissimo il tasso di mortalità. In questo contesto, già di per sé di estrema desolazione, nella primavera del 1796 allorché, sopraggiunto Napoleone Bonaparte al comando dell’Armata, i francesi si apprestavano a quella che sarebbe stata l’invasione decisiva ai fini dell’esito del conflitto, Ceva fu colpita da una nuova esondazione del Tanaro.

Quell’inverno era caduta molta neve e a metà marzo se ne misuravano ancora dieci palmi al colle dei Giovetti, sul monte Sotta e sullo Spinarda. Verso fine mese un repentino rialzo della temperatura ne provocò il rapido scioglimento. Questo associato alle frequenti piogge di quei giorni fece in modo che il Tanaro ingrossasse a dismisura la sua portata. Il canonico Olivero nelle sue Memorie racconta che a Ceva il fiume allagò tutta la pianura del Brolio, devastando le coltivazioni al di là dei suoi argini e causando la perdita di grande quantità di bestiame. Sradicò e trascinò nella sua corrente anche le forche che si trovavano lì installate, da una delle quali pendeva ancora il cadavere di un condannato, liberando però i cittadini da quella sinistra visione che arrecava un turbamento in più da alcuni giorni.

Un’ulteriore testimonianza dell’ingrossamento di fiumi e torrenti è fornita da molti storici che scrissero delle vicende dell’invasione. L’episodio è riferito agli oltre centocinquanta francesi facenti parte di alcune brigate della divisione del generale Augereau che furono travolti ed annegarono nelle acque dei due corsi d’acqua in piena nell’intento di attraversarli: il Corsaglia ed il Tanaro nei pressi della Madonna delle Casette di Lesegno.

Un’opera del famoso paesaggista Pietro Bagetti, che realizzò per ordine di Napoleone molte tavole pittoriche relative ai fatti bellici più rilevanti di quel periodo, riguarda il tentativo infruttuoso per la brigata del generale Joubert, proveniente dalle alture di Castellino dopo gli scontri della Pedaggera, di attraversare il Tanaro nei pressi del guado della Rocca d’Arazzo (o Arazza) nel territorio di Niella. Costoro furono così impediti ad andare ad infoltire i ranghi della divisione del generale Sérurier, impegnata in quel mentre nella battaglia presso il ponte di san Michele. Il dipinto del Bagetti porta appunto il titolo: Vue des hauteurs de St. Michel/Le Général Joubert passe le Tanaro sous le feu de l’ennemi, pour entrainer les troupes par son exemple/19 avril 1796.

Secondo quanto lasciò scritto il conte di Tornaforte, in quel tempo comandante del Forte di Ceva, il problema dei fiumi molto ingrossati e delle maggiori difficoltà che avrebbero arrecato all’avanzata dell’esercito francese, fu uno degli argomenti di conversazione tra il marchese Cosimo Damiano Pallavicino e Bonaparte, ospite nel "castello" di Ceva, la sera del 20 aprile. Il generale francese rimase molto turbato dalle fosche osservazioni del marchese.